Psicologia e Libri. La relazione tra narcisismo e suicidio (ultima parte)

Psicologia e Libri. La relazione tra narcisismo e suicidio (ultima parte)

Progetto La violenza di genere che non degenera

A modo mio o in nessun altro modo! La relazione tra narcisismo e suicidio (ultima parte)

Nel dettaglio, per ciò che concerne la vergogna primitiva, una presenza eccessiva di quest’ultima, scaturita da esperienze d’incompetenza, inadeguatezza e mancanza di controllo, potrebbe provocare una compromissione cognitiva, reazioni autonomiche e disintegrazione del sé. Pur potendo mantenere separate, infatti, le idee connesse al suicidio e alla grandiosità da un lato e, l’effettivo comportamento suicidario e le sue conseguenze auto-distruttive e minacciose per l’incolumità personale, dall’altro, il sé dei soggetti narcisisti, una volta avvenuto lo stato mentale dissociativo, viene inondato da una vergogna primitiva che apre le strade ad azioni rischiose per la propria stessa vita.

Al contrario, per ciò che riguarda la rabbia narcisistica, quest’ultima è stata di solito associata alla grandiosità e all’accrescimento dell’autostima (nonché tentativo di proteggere il proprio senso di superiorità e di essere speciale, depersonalizzando o distruggendo chiunque venga percepito come una minaccia). Ciononostante, i sentimenti di vergogna potrebbero motivare, anche rabbia, ira o furia,  che scaturenti da forti umiliazioni, potrebbero essere facilmente dirette sia come ritorsione verso gli altri (suscitando sollievo) sia verso il sé, causando dolore psichico intollerabile e vedendo nel suicidio l’unica possibilità di sfuggire a quest’ultimo. 

Inoltre, la combinazione di vergogna eccessiva e di rabbia potrebbe  suscitare effetto amplificatorio, portando il sé narcisistico ad uno schema di comportamento esplosivo e di annientamento tramite il suicidio.

Alla luce di tali considerazioni, appare utile, dunque, concludere che il comportamento suicidario nei pazienti narcisisti può essere compreso come uno sforzo di evitare di fronteggiare un’importante sconfitta vergognosa, una perdita o una ferita narcisistica. Ciononostante, molti soggetti narcisisti non pensano di uccidersi. Il diniego e la razionalizzazione del comportamento correlato al suicidio o suicidario, sembrerebbero rappresentare una difesa narcisistica contro il riconoscimento di tali condizioni. Spesso si assiste, infatti, ad un sistema di fantasie connesse all’esperienza di sè grandiosa (pregna di impulsi aggressivi e spinte controllanti o vendicative) che non solo aiutano a distaccare l’atto suicidario dal suo stesso significato (la morte), ma conferiscono significati narcisistici al comportamento suicidario stesso o all’essere morti.

BIBLIOGRAFIA

  • Elsa Ronningstam (2016). La personalità narcisistica. Verso una comprensione clinica integrata. Franco Angeli: Milano.
  • Elsa Ronningstam (2016). A modo mio o in nessun altro modo! Narcisismo e suicidio. In Riccardo Williams (a cura di), La personalità narcisistica. Verso una comprensione clinica integrata. Franco Angeli: Milano.

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Questo articolo rientra nelle attività del progetto “La violenza di genere che non degenera”, vincitore del bando della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità (2017), per il finanziamento di progetti volti alla prevenzione e contrasto della violenza verso le donne anche in attuazione della convenzione di Istanbul – Linea C) Programmi di trattamento degli uomini maltrattanti.

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