Sintesi Workshop: La violenza è circolare e viscerale, La necessità di un protocollo scientifico (seconda parte)

Sintesi Workshop: La violenza è circolare e viscerale, La necessità di un protocollo scientifico (seconda parte)

LA NECESSITÀ DI UN PROTOCOLLO SCIENTIFICO.

Sintesi Workshop: La violenza è circolare e viscerale, La necessità di un protocollo scientifico (seconda parte)

L’Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia, fondata a Roma nel 2001 e iscritta dal 2004 nel Registro Regionale delle Organizzazioni di Volontariato della Regione Lazio, si contraddistingue per la multidisciplinarietà e le specifiche esperienze in ambito psicologico, forense e neuroscientifico dell’equipe. Da anni l’Associazione si occupa del contrasto a ogni forma di violenza, senza distinzione di genere e ruolo, e del trattamento, anche in ottica preventiva, del comportamento violento. Il workshop gratuito, a distanza, “La Violenza è circolare e viscerale – la necessità di un protocollo scientifico”, è stato organizzato il 19 novembre dall’AIPC, Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia, in collaborazione con l’Associazione “Mai più vittima”.

Qui è possibile leggere il post della prima parte https://www.offender.eu/articoli/Centro-Presunti-Autori-Sintesi-Workshop-La-violenza-%C3%A8-circolare-e-viscerale-(prima-parte).html

Ha ripreso la parola la Dott.ssa Ricci per parlare dell’analisi di un post pubblicato dall’AIPC su un noto social network, che si riferiva alla formazione fornita con il workshop. Questo post ha raggiunto una copertura (ossia quante volte il post è apparso nella bacheca degli utenti a scopo pubblicitario) di 18.740 donne, delle quali solo 209 (1,1%) hanno, poi, cliccato per leggerlo. Similmente a quanto accaduto in un sondaggio precedente, in cui si analizzava l’interesse suscitato da un articolo sulla violenza, le donne sono la popolazione più attirata dalla tematica. La violenza, nel nostro Paese appare essere, ancora oggi, un argomento femminile. Questo potrebbe essere spiegato da una carente sensibilizzazione al tema di cui siano destinatari anche gli uomini, nel loro possibile duplice ruolo di autore e vittima. Prendendo in considerazione la variabile “età”, le visualizzazioni sono risultate essere maggiori nella fascia tra i 25 e i 34 anni (37%), seguite dalla fascia tra i 35 e i 44 anni (19%) e da quella tra i 45 e i 54 anni (18%). In questo caso i dati differiscano leggermente da quelli del workshop, in quanto la fascia d’età interessata maggiormente è quella relativa ai più giovani. I dati potrebbero essere spiegati da diversi fattori e, in primis, dal fatto che il workshop rilasci un attestato che arricchisce il curriculum degli studenti, andando anche a integrare le ore di formazione extra curriculare previste come obbligatorie da vari Atenei.

I ragazzi, inoltre, in genere, sono ancora in un periodo di formazione professionale ed è probabile che ci siano un maggiore desiderio di approfondire un argomento sempre più attuale. Un altro fattore rilevante è che il 70% dell’utenza dei social network appartiene a una fascia d’età tra i 18 e i 44 anni (Statista, 2020), tra l’altro coincidente con la più raggiunta, in termini di copertura, dal sondaggio. Si conferma la visione stereotipata della violenza anche tra i più giovani e sensibilizzati. Ci si sarebbe potuti ragionevolmente aspettare che tra gli studenti s’interessassero anche quelli di sesso maschile, cosa che, invece, non è accaduta, nonostante l’identico valore curriculare. Per spiegare, infine, le percentuali elevate dell’ultima fascia, si ricordi che un ulteriore 22% dell’utenza dei social network ha un’età superiore ai 45 anni (Statista, 2020). Come ultimo dato si è esaminata l’appartenenza regionale delle visualizzazioni, per la maggior parte provenienti da Lombardia (11,48%), Lazio (10,53%) e Sicilia (8,61%). Il Lazio, che quest’oggi si conferma come primo per iscritti, è la regione italiana in cui le donne denunciano maggiormente (osservatoriodiritti.it) e che sta implementando una Rete regionale per il contrasto della violenza sulle donne. Il dato del Lazio potrebbe anche essere, in parte, spiegato dal fatto che l’AIPC ha sede a Roma e che, la maggior parte delle persone che segue la pagina associativa e i suoi post ha la medesima provenienza geografica.

Per quanto riguarda la Lombardia, il dato potrebbe dipendere dalle nuove politiche introdotte dalla regione per il contrasto alla violenza di genere. L’interesse alla materia nell’ultimo biennio è aumentato notevolmente e oggi sono previsti anche percorsi formativi con l’Ordine degli avvocati e varie collaborazioni con le Università lombarde. Questo ha sicuramente contribuito all’aumento (vicino al 100%) del numero delle donne che nel 2019 si sono rivolte a un Centro Antiviolenza (6545), rispetto agli anni precedenti. Con questi dati è evidente che laddove vi è un interesse a sviluppare delle politiche sociali che puntano sulla sensibilizzazione alla violenza, vi è anche un aumento della capacità della persona di capire i propri diritti e di saperli esercitare. Questo si traduce, poi, in un volersi informare anche in via autonoma e critica. Solo in questo modo si può aumentare la consapevolezza, la parità sociale sostanziale e con esse fare un passo avanti per la civilizzazione e il benessere di tutti.

Segue una parte di discussione.

Domanda 1: il trauma del tradimento dei genitori verso i figli porterebbe i figli a tradire a propria volta oppure a provare una forte gelosia verso i partner futuri?

Risponde il Dott. Lattanzi: il tema dell’infedeltà è spesso presente nell’infanzia di queste persone per, poi, ritrovarsi nelle loro dinamiche di coppia. Queste persone, segnate, riattualizzano quello che hanno vissuto da bambini e questo rimarrà il loro modello se non faranno un percorso. Potrebbero essere infedeli a livello emotivo e incontrare partner infedeli, riproducendo il modello relazione dei caregivers.

Domanda 2: perché secondo voi è così bassa la partecipazione maschile a questo workshop, come altre possibilità di informazione sul tema violenza e prevenzione quando il tema riguarda proprio la violenza maschile? Come coinvolgere maggiormente uomini nei percorsi di consapevolezza sia per prevenire azioni, sia per prevenire isolamento di autori e vittime di violenza?

Risponde il Dott. Lattanzi: la violenza non riguarda più gli uomini, ma spesso gli uomini non hanno spazi in cui venir accolti. Ci sono anche elementi legati allo status e alla vergogna ma la violenza riguarda le persone, si pensi alla violenza assistita sui minori, che non ha sesso. Anche nella facoltà di psicologia ci sono più donne e questo in parte spiega i dati di oggi. In ogni caso quei pochi uomini sono una goccia nell’oceano, e si deve vedere il lato positivo. Per lavorare con gli autori si deve essere umili e professionali, in continua formazione e con tanta esperienza sul campo, senza dimenticare il lavoro su se stessi. Questi setting sono molto attivanti e il rischio è di proiettare cose poco elaborate. Questi percorsi sono molto profondi e anche nelle case circondariali si è chiamati ad essere molto strutturati, ricordando che queste persone non sono altro da noi e i vissuti umani sono sempre simili.

Domanda 3: quali sono gli approcci psicoterapeutici che hanno dimostrato evidenze di efficacia oltre all’approccio senso motorio?

Rispondono la Dott.ssa Calzone e il Dott. Lattanzi: gli approcci psicoterapeutici alla violenza sono necessariamente approcci integrati, come il nostro protocollo. La mindfulness in primis per tornare nel qui e ora, per prendere contatto con il proprio corpo. Si tratta, inoltre, di approcci centrati sulla persona e che lavorano sulla psicologia del distacco. L’approccio, poi, lo fa il terapeuta stesso che deve essere sempre formato per lavorare con questa utenza.  

Domanda 4: Come lavorate con gli autori di violenza ammessi alla messa alla prova?

Risponde il Dott. Lattanzi: i messi alla prova sono soprattutto adolescenti che devono svolgere lavori socialmente utili. L’USSM li invia a noi per svolgere lavori socialmente utili per la nostra associazione e qui si integra il trattamento. Dopo dodici mesi, la persona sarà, poi, valutata per liberarla, ma questa decisione spetta esclusivamente al Giudice. Sono adolescenti e meritano un’altra opportunità e con il percorso si può contenere la recidiva, che soprattutto nella violenza sessuale è molto alta.

Cogliamo l’occasione per ringraziare tutti i partecipanti, i tirocinanti, la Dott.ssa De Tata, Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Formia, la Dott.ssa Pompei, Responsabile dell’Associazione “Mai più Vittima” e l’Avvocato Cursaro, responsabile dell’ufficio legale AIPC.

Chiunque avesse vissuto o stesse vivendo un caso di violenza o stalking e volesse interrompere tali dinamiche potrebbe scrivere una mail a esperto@offender.eu oppure per appuntamenti ed informazioni Numero fisso 06442426573 (dal lunedì al venerdì orario 09:00-19:00)

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