Psicologia e Libri. La relazione tra narcisismo e suicidio (seconda parte)

Psicologia e Libri. La relazione tra narcisismo e suicidio (seconda parte)

Progetto La violenza di genere che non degenera

A modo mio o in nessun altro modo! La relazione tra narcisismo e suicidio (seconda parte)

In passato, gli studi sulla relazione tra narcisismo e suicidio hanno seguito due rotte principali: da un lato quella di Henseler (1974, 1981) il quale, evidenziando il ruolo della vulnerabilità narcisistica e della regolazione dell'autostima fragile, considerava la funzione del suicidio come atto per preservare il senso e la considerazione del sé; dall'altro quella di Kenberg (1984) e Kohut (1972) i quali aggiunsero il ruolo dell'aggressività autodiretta in seguito ad esperienze umiliati o minacciose per il Sé. Qualche anno dopo Kenberg evidenziò, inoltre, che le tendenze suicidarie egosintoniche potessero emergere dalla fantasia sottostante (conscia e inconscia) che l’ essere in grado di togliersi la vita suscitasse trionfo e superiorità verso l'abituale paura del dolore e della morte.                            

A differenza dei soggetti depressi o infelici, in quelli narcisisti le particolari distorsioni strutturali presenti (es. la presenza di un sé grandioso patologico con concomitante vulnerabilità narcisistica o la regolazione dell'autostima specificamente orientata alla protezione dell'immagine di sé grandiosa) contribuirebbero, infatti, a conferire diversi significati dinamico-specifici al comportamento suicidario. Entrando maggiormente nel dettaglio, in tali pazienti la fantasia del suicidio può: a) accrescere l’autostima, in quanto supporta un'illusione di padronanza e controllo (“Non temo nulla, nemmeno la morte); b) proteggere contro minacce e ferite narcisistiche anticipate (“Morte prima del disonore”); c)scaturire da atteggiamenti aggressivi, vendicativi o controllanti (“A modo mio o in nessun modo!”, “Ti farò vedere io!”); d) insorgere da un delirio grandioso di indistruttibilità; e) infine, esprimere il desiderio di attaccare o distruggere un sé imperfetto, fallimentare o intollerabile (“Distruggerò il mio corpo debole affinché la mia anima perfetta possa sopravvivere!”). 

Prendendo in considerazione l'ultimo punto, nel 1998, Maltsberger, descrisse, infatti, due tipi di suicidio rilevanti per il disturbo narcisistico: il suicidio metamorfico, basato sulla fantasia del suicidio come atto di trasformazione del sé da un presente intollerabile ad un futuro migliore e, il suicidio-esecuzione in cui è presente la fantasia che il corpo, risultando inaccettabile o intollerabile, viene attaccato da un Super-Io giustiziere supereroe ed estremamente duro, allo scopo di liberare il mondo buono dalla cattiveria.

BIBLIOGRAFIA

  • Elsa Ronningstam (2016). La personalità narcisistica. Verso una comprensione clinica integrata. Franco Angeli: Milano.
  • Elsa Ronningstam (2016). A modo mio o in nessun altro modo! Narcisismo e suicidio. In Riccardo Williams (a cura di), La personalità narcisistica. Verso una comprensione clinica integrata. Franco Angeli: Milano.

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Questo articolo rientra nelle attività del progetto “La violenza di genere che non degenera”, vincitore del bando della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità (2017), per il finanziamento di progetti volti alla prevenzione e contrasto della violenza verso le donne anche in attuazione della convenzione di Istanbul – Linea C) Programmi di trattamento degli uomini maltrattanti.

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