La violenza tra bene e male (seconda parte)

La violenza tra bene e male (seconda parte)

LA NECESSITÀ DI UN PROTOCOLLO SCIENTIFICO.

La violenza tra bene e male (seconda parte)

E' possibile leggere la prima parte dell'articolo cliccando sul seguente link https://www.offender.eu/articoli/Delitti-Familiari-La-violenza-tra-bene-e-male-(prima-parte).html

Viene dunque confermata e ribadita la necessità di dare voce tanto al “bene” quanto al “male”; di mettere in luce la verità dei casi di cronaca, contrapponendo la figura di vittima e del c.d. carnefice, senza logicamente confondere i due ruoli, ma valutandoli entrambi al fine di non nascondere o censurare più il male, ma di metterlo in evidenza e contenerlo. Nella società in cui viviamo, infatti, le violenze sono all’ordine del giorno, soltanto nel nostro Paese una persona su tre è stata vittima di violenza e spesso è proprio chi ha subito violenza, diretta o indiretta, che mette in atto, a sua volta, comportamenti violenti.

Chi fosse interessato a visionare l'intervento del dott. Massimo Lattanzi in video sulla piattaforma di Phenomena HUB dal titolo: Il trauma relazionale all'acting out, potrebbe cliccare sul seguente link https://fb.watch/2gj4FG0ECS/

La matrice primaria di tutte le forme di violenza viene riconosciuta nella violenza psicologica, cioè in quell’insieme di comportamenti subdoli che tendono a manipolare la vittima, confonderla, farle perdere la fiducia in sé stessa, farla sentire sbagliata e renderla dipendente dall’altra persona. Il primo passo, per i presunti autori di condotte persecutorie e violente, è quello di una presa di coscienza, del riconoscimento dei loro affetti, emozioni, sensazioni e pensieri disfunzionali ed irrazionali che contribuiscono alla strutturazione di modelli comportamentali violenti. La fase successiva è centrata sulla consapevolezza delle dinamiche psico-bio-fisio-comportamentali che ricorrono nelle condotte violente e che deriverebbero dal bisogno di controllare gli altri, per evitare di contattare i propri sentimenti di angoscia, dipendenza, vuoto, perdita e rifiuto.

Qualsiasi percorso non può prescindere dall’acquisizione di una consapevolezza di una possibile eziologia dell’attuale o delle precedenti relazioni violente e di una possibile eziologia del proprio funzionamento personale e relazionale. L’assessment (valutazione) dei possibili fattori di rischio di violenza dovrebbe prevedere regolarmente l’uso di strumenti e protocolli scientifici. La premessa dell’acquisizione della consapevolezza dei contenuti lesivi della propria condotta è costituita dal riconoscimento della vittima che cessa di apparire come oggetto impersonale per attuarsi a pieno titolo come persona.

Chi fosse interessato a visionare l'intervento del dott. Massimo Lattanzi in video sulla piattaforma di Phenomena HUB dal titolo: Il trauma relazionale all'acting out, potrebbe cliccare sul seguente link https://fb.watch/2gj4FG0ECS/

L’intervento preventivo ha un’importanza fondamentale per assicurare un contenimento degli atti più gravi, permettendo una risocializzazione dei presunti autori e un reinserimento più sicuronella società. L’equipe multidisciplinare A.I.P.C applica dal 2011 ai presunti autori il proprio protocollo scientifico integrato denominato Offender® che prevede colliqui, una misurazione psicologica, una parte psicodiagnostica specifica e un percorso terapeutico integrante psicotraumatologia, mindfulness e terapia sensomotoria. Il protocollo ha dimostrato di poter ridurre il rischio di recidiva dei destinatari, contribuendo alla prevenzione e al contrasto di ogni forma di violenza e della sua trasmissione intergenerazionale.

Chiunque avesse vissuto o stesse vivendo un caso di violenza o stalking e volesse interrompere tali dinamiche può contatattare:

Numero fisso 06442426573 (dal lunedì al venerdì orario 09:00-19:00)

Numero cellulare 392 440 1930 (festivi e fine settimana orario 12:00-16:00)

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O inviare una mail: info@offender.eu

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