IN TUO NOME (parte seconda)

 IN TUO NOME (parte seconda)

Progetto La violenza di genere che non degenera

IN TUO NOME (parte seconda)

La dipendenza affettiva

…Se tu non arrivi non esisto, non esisto  

Non sempre l’elaborazione della perdita attraverso le fasi descritte nella prima parte di questo articolo, avviene in maniera lineare.  Può accadere che vi sia una fissazione in una fase che cronicizza i vissuti ad essa correlati aumentando lo stato di malessere che la persona vive degenerando poi in stati disfunzionali.

Nei casi in cui la persona abbia già sperimentato nel proprio passato esperienze particolarmente dolorose come lutti, separazioni o abbandoni relative alla propria infanzia senza che vi sia stata un’elaborazione sufficientemente buona di tali esperienze traumatiche può accadere che al manifestarsi nuovamente di una condizione simile si attivino, spesso inconsapevolmente, meccanismi disfunzionali che la persona mette in atto per evitare di rivivere il dolore causato da quella ferita originaria radicata negli anni.

Anche quando non emergono reali motivi che lascerebbero ipotizzare la fine di una relazione, alcune persone vivono costantemente nella preoccupazione di essere lasciate assumendo atteggiamenti di sottomissione nel rapporto accondiscendendo eccessivamente alle richieste del partner anche se valutate irragionevoli. La persona vive letteralmente in funzione dell’altro annullando se stessa/o, i propri bisogni, desideri, aspirazioni. L’altro diventa il fulcro della propria esistenza; è ciò che spinge ad attivarsi poiché qualsiasi cosa senza quella persona perde interesse e significato. La capacità di autoregolazione è compromessa poiché è l’altro che diventa il regolatore dei propri stati interni. Queste sono alcune delle caratteristiche che denotano la dipendenza affettiva; in questi casi la relazione non è basata su un giusto equilibrio in cui vi è reciprocità e rispetto, capacità di stare da soli e trarre piacere anche in assenza dell’altro ma tutto è in funzione dell’altro e pur di non essere lasciata la persona dipendente è disposta ad accettare anche cose umilianti.

È possibile contattare il centro di ascolto ed orientamento via mail all’indirizzo info@offender.eu e via telefono dal lunedì al venerdì con orario 09:00/19:00 al numero 0644246573, nei giorni festivi, fine settimana e nel mese di agosto con orario 12:00/16:00 al numero 392 440 1930.

Dott.ssa Pamela Cirilli, psicologa esperta in tecniche psicocorporee, danza movimento terapeuta.                     

Collabora con l’Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia.

Riproduzione riservata AIPC Editore 2019

Al momento è in atto il progetto “La violenza di genere che non degenera” vincitore del bando finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le pari Opportunità. I finanziamenti permettono di offrire il protocollo A.I.P.C.© a tutte le persone colpite dalla violenza, in particolare i presunti autori di violenza e stalking.